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JSN Cultura e Formazione L’esperienza del rischio: quale baratto tra felicità, paura e libertà

L’esperienza del rischio: quale baratto tra felicità, paura e libertà

Sentire Sicurezza

Giornata di studio e dibattito a Villa S. Ignazio di Trento per approfondire la complessità delle paure del nostro tempo.

Sicurezza: un concetto astratto, spesso chiamato in causa per rispondere a paure reali ma anche a percezioni distorte della società in cui viviamo. La società sicura come un’utopia che si fa sempre più distante dal sentire delle persone e che può far perdere di vista il valore educativo del rischio, una situazione che genera ambivalenza all’interno delle categorie che un tempo fornivano dei punti di riferimento collettivi: lavoro, famiglia, scuola, comunità.  Il tema è stato affrontato oggi a Trento nel 3° convegno Sentire Sicurezza, a Villa S. Ignazio, che ha visto la partecipazione di oltre 70 persone da tutto il territorio provinciale in una giornata di studio ma anche di dibattito e progettazione.

“Il lavoro svolto nelle Comunità di Valle nel corso del 2012 ha messo in luce come davanti ad una situazione di crisi la reazione è spesso quella di rinchiudersi nel privato: il luogo degli affetti, che però spesso nasconde un’ambivalenza perchè è anche una barriera che difendendoci dall’esterno impedisce percorsi di autonomia che sono essenziali al vivere nella collettività” ha detto il responsabile del progetto per la Cooperativa Villa S. Ignazio Andreas Fernandez “anche il dramma del lavoro, oggi, non riguarda solamente il reddito, molti lo vivono come una perdita di relazioni e di riconoscimento di sè”.

Alla questione ha rivolto la sua attenzione anche il Questore di Trento Giorgio Iacobone intervenuto nella mattinata: “nonostante tutti i nostri sforzi per rendere più sicura la società ci troviamo sempre di fronte a fenomeni di percezione, da qualche tempo la nostra azione deve tenere conto anche di questo aspetto” ha spiegato “perché di fronte ad una situazione che vede diminuire i reati di piccola criminalità ci sentiamo meno tranquilli? Perché si dice che a Trento si ha paura a girare di notte ed invece le nostre piazze e vie sono piene di persone anche fino ad ore tarde? L’insicurezza è una percezione che non deve farci rinunciare a vivere la nostra vita fuori, nella comunità. C’è un grande bisogno di conoscenza per fare luce su queste paure, e convegni come questo aiutano ad accrescere la conoscenza e quindi la sicurezza”.

Una sensibilità che è condivisa anche dall’ente pubblico, come ha ricordato il dirigente del Servizio Autonomie Locali della P.A.T. Giovanni Gardelli: “parlare di sicurezza non è più parlare di controllo, repressione, vigilanza, ma significa creare un sistema integrato per il singolo e per la collettività, significa parlare di vivibilità del territorio”. L’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trento Violetta Plottegher ha ricordato come “di fronte allo smarrimento di riferimenti importanti sentire sicurezza vuol dire sapere a chi dare fiducia, anche le istituzioni devono sempre più impegnarsi a creare un riferimento di fiducia per il cittadino”.

Dal punto di vista pedagogico Marco Dallari, professore del Dipartimento di Scienze Cognitive di Rovereto, ha sottolineato come l’identità personale sia la fonte maggiore di sicurezza e la sua costruzione un percorso che deve comprendere l’esperienza del rischio: “la nostra società spesso adotta l’individuo, non lo aiuta ad essere autonomo, dobbiamo recuperare il vissuto del rischio per formare soggetti cooperanti all’interno della società: il mondo dell’educazione è ancora troppo legato a modelli di identificazione che ostacolano la formazione dell’identità individuale”.
Lo psicoanalista Marco Gay, co-fondatore e presidente della Scuola di L.I.S.T.A. nel suo intervento ha parlato di “genitori ansiosi che a loro volta generano insicurezza: lo sbilanciamento sul versante affettivo del rapporto più che su quello di una vera trasmissione culturale produce oggi un narcisismo diffuso che, quando smentito, può portare a depressione anche nei soggetti più giovani”.
Sono stati proiettati dei video estratti dal film di Gabriele Vacis “La paura (si)cura”, che mostra le interviste a ragazzi ed adulti, da Torino fino al problematico quartiere del “librino” di Catania. Il regista, ospite del convegno, ha riportato “la grande varietà di ciò che costituisce oggetto di paura, a seconda del contesto sociale, e le reazioni delle persone davanti all’insicurezza; se vogliamo capirne qualcosa dobbiamo entrare nei vissuti delle persone, chiedere storie, non opinioni: la sicurezza ha a che fare con la verità, è una questione molto intima”.
Nel pomeriggio, dopo i resoconti del lavoro di ricerca svolto nell’ultimo anno da parte di Fabio Colombo e Gianmario Gazzi, i partecipanti hanno dato vita a dei laboratori di analisi dei bisogni per fare il punto della situazione e, con la rielaborazione finale del professor Dallari, di provare ad immaginare i prossimi passi da compiere nelle direzione della modificazione di atteggiamenti e prassi concrete all’interno dei territori e delle comunità locali.

Assieme alla Cooperativa Villa S.Ignazio hanno collaborato alla realizzazione del progetto il Dipartimento di Psicologia e scienze cognitive dell’Università di Trento e il CNCA Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, con il contributo della Provincia Autonoma di Trento ai sensi della L.P. 8/2005 ed il partenariato territoriale delle Comunità Valsugana e Tesino, Anaunia, Alto Garda e Ledro e della Vallagarina.

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Villa S.Ignazio Cooperativa di solidarietà sociale ONLUS

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