Gli eventi che accadono all’Oasi, la casa di “Figli in Famiglia“, sono spesso miracolosi. Non parliamo di guarigioni o eventi portentosi, ma di piccoli miracoli quotidiani che continuano a convincerci che “sperare è ancora possibile”.

Questo è il nostro motto, ce lo ripetiamo ogni volta che ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica: quando incrociamo gli occhi tristi di uno dei nostri bambini, quando asciughiamo le lacrime di qualche genitore o quando siamo l’unico abbraccio di un anziano solo. Nel Natale scorso siamo riusciti a donare un po’ di magia nonostante la pandemia: abbiamo messo in piedi una squadra di “Babbi Natale”, che ha consegnato casa per casa (con tutte le precauzioni necessarie) i regali ai piccoli che abitano nella periferia est di Napoli.

Gli oltre duecento destinatari dei nostri doni non avrebbero ricevuto alcun dono quest’anno sotto l’albero, perché la già grave situazione economica delle loro famiglie, è stata ulteriormente schiacciata dal Covid. Il clima di festa che si è creato ci ha portato in una realtà parallela, fatta di spensieratezza e serenità. I bambini correvano per strada verso Babbo Natale, le mamme affacciate ai balconi sorridevano e auguravano “buone feste”, i nostri elfi distribuivano panini e sorprese, i giocattoli più belli riempivano prima gli occhi e poi il sorriso dei bimbi, che puntualmente spuntava fuori dalla mascherina. 

Quando abbiamo consegnato il regalo a Emanuel, un bimbo di 8 anni, questo ha detto a Babbo Natale: <Pensavo che quest’anno non saresti venuto, allora davvero accadono i miracoli di Natale!>. Questa è la forma d’amore più potente: la speranza. 

Proprio da questa convinzione è nato il libro Bambini in pausa (Editore Meligrana, Vibo Valentia 2021), un insieme di racconti di giovani scrittori che si sono ispirati ai disegni e ai temi relativi al Covid, fatti dai nostri bambini. La pandemia ha cambiato innegabilmente il nostro modo di vivere e a risentirne sono stati soprattutto i piccoli, per questo abbiamo sentito il dovere di offrirgli uno spazio per esorcizzare la paura del virus. E proprio per restituirgli un po’ di sana normalità, non perdiamo l’occasione di vivere insieme a loro tutti i momenti di festa simbolici che solitamente accompagnano ogni anno. Il Covid che non ci abbandona e le scuole spesso chiuse, hanno tra le tante conseguenze quella di amplificare la povertà educativa e di proporre la criminalità ai minori che vivono sempre di più allo sbando. Così oltre al recupero scolastico pomeridiano, abbiamo attivato molti laboratori: teatro, ballo, canto, riciclo creativo, cucina e falegnameria; ma la felicità più grande la troviamo a fine giornata, ormai tutti stanchi, quando qualche nostro bambino, che solitamente è abituato a stare per strada, ci domanda triste: <Già è ora di andare a casa?>. 

È per questo che ci sentiamo e lo siamo veramente “figli in famiglia”, tutti parte della grande famiglia umana, quella in cui si dà voce soprattutto agli ultimi, ai dimenticati, ai disperati. Per ricordargli che dopotutto sperare è ancora possibile.


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