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Il Jesuit Social Network-Italia è una Federazione che riunisce attività di solidarietà sociale nate dall'opera dei gesuiti (Compagnia di Gesù) o da laici collegati ad essi, in Italia.
Domenica 5 Settembre 2010 | | ore:19.39




In occasione della fondazione del Jesuit Social Network-Italia e della redazione del suo Statuto, il testo che segue spiega le ragioni profonde di questo passo e illustra i valori a cui la Federazione intende ispirarsi.



Il nostro modo di procedere a fianco dei poveri

 

Preambolo allo Statuto del Jesuit Social Network-Italia

 

In occasione della fondazione del Jesuit Social Network-Italia e della redazione del suo Statuto, il testo che segue spiega le ragioni profonde di questo passo e illustra i valori a cui la nascente Federazione intende ispirarsi.

 

1.        Liberare l’uomo nello stile di Gesù Cristo

«Egli [Gesù], sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati» [1] . La commozione che Gesù prova verso le persone che incontra è la commozione stessa di Dio, il suo amore viscerale nei confronti di ciascun essere umano, in particolare nei confronti dei più deboli. Dio non rimane indifferente dinanzi alle sofferenze e alle ingiustizie subite dall’uomo e, contro ogni logica di disimpegno, mette in atto iniziative di liberazione per ristabilire relazioni di giustizia tra gli uomini e ridonare speranza ai cuori affranti [2] .

La «Buona notizia» del cristianesimo è l’annuncio della presenza liberatrice di Dio nella storia degli uomini [3] . Nelle parole e nella prassi di Gesù di Nazareth si manifesta e realizza l’efficacia del Regno di Dio [4] , la signoria che Dio esercita sulla creazione e sulla storia umana; non un dominio opprimente, ma un’iniziativa liberatrice, perché libera l’uomo dal giogo della competizione e della violenza, per farlo rinascere a un’esistenza di dono e di condivisione. Il Regno di Dio, amore gratuito di Dio per l’uomo, interpella quest’ultimo a una nuova maniera di esistere nel mondo: in forza dell’amore con cui Dio lo raggiunge, l’uomo è chiamato a un’esistenza di servizio, cioè a non trattare più il suo prossimo come oggetto della propria affermazione, ma come soggetto da accogliere e promuovere nella sua dignità.

Mediante i gesti concreti di liberazione che egli pone, Gesù suscita nei suoi interlocutori la possibilità di un’esistenza autentica di relazione con se stessi, con gli altri e con Dio e rispettosa delle differenze. Gesù che risana i corpi malati [5] , che libera gli indemoniati [6] , che siede a tavola con i peccatori [7] , compie autentici atti di ri-creazione dell’uomo affranto e umiliato in quanto, contrastando ogni forma di sopraffazione, di discriminazione e di esclusione sociale, egli riafferma la dignità e il valore intrinseco di ogni essere umano e attiva dinamiche di speranza e di cambiamento nelle persone che incontra. I destinatari privilegiati del Regno di Dio sono appunto tutti coloro che non possono realizzare da se stessi le loro esistenze e che necessitano di aiuto [8] . Facendosi prossimo delle persone stanche e sfinite [9] , Gesù manifesta la predilezione di Dio verso tutti i reietti della società [10] e la sua iniziativa di liberazione nei loro confronti [11] .

Per mezzo del dono del suo Spirito [12] , frutto della sua morte e risurrezione, la presenza del Regno di Dio non si limita più alla sola esistenza storica di Gesù, ma egli stesso l’affida alla libertà e alla responsabilità della coscienza di ogni essere umano, cosicché tutte le volte che gli uomini compiono segni concreti di liberazione, di promozione della dignità e del valore unico e irripetibile di ogni persona, allora si realizza il Regno di Dio [13] , allora si manifesta il senso pieno dell’esistenza umana, chiamata non a trattenere avidamente per sé, ma a condividere i doni ricevuti.

 

2.  La tradizione spirituale della Compagnia di Gesù e l’opzione preferenziale per i poveri

Partecipe del movimento di rinnovamento del Concilio Vaticano II, con la Congregazione Generale XXXII (1974-1975) la Compagnia di Gesù ha individuato nel binomio indissociabile del servizio della fede e della promozione della giustizia l’adeguata espressione del proprio carisma in mezzo agli uomini del nostro tempo [14] . Oltre a radicarsi nella Formula Instituti [15] , l’opzione preferenziale per i poveri trova negli indirizzi postconciliari della Chiesa cattolica la sua base di riferimento e una conferma nel «misterioso dono del martirio» [16] di tanti gesuiti e collaboratori che, lungo tutta la storia della Compagnia, dalle sue origini fino ai nostri giorni, hanno pagato con la vita il loro amore preferenziale per i poveri e il loro servizio della giustizia del Regno di Dio.

Dalla missione della Compagnia a servizio della fede che fa la giustizia, scaturisce l’apostolato sociale, che a quella missione «dà concretamente corpo, traducendola in impegni reali, e la rende visibile. Nei differenti luoghi e nelle diverse circostanze, l’apostolato sociale assume molteplici forme: ricerca e divulgazione sui temi sociali, promozione del cambiamento e dello sviluppo umano e azione sociale diretta con i poveri e per i poveri» [17] . Nel suo concreto svolgersi, l’apostolato sociale trova ispirazione nelle Norme complementari (nn. 298-302), nella «Lettera sull’Apostolato Sociale» del Padre Generale Peter-Hans Kolvenbach SJ del 24 gennaio 2000 [18] , nelle Caratteristiche dell’apostolato sociale della Compagnia di Gesù e nei documenti successivi che ne riprendono e aggiornano progressivamente le varie parti.

Inseriti in questa tradizione spirituale, anche noi abbiamo scoperto come l’incontro con il «povero» rappresenti la possibilità dell’incontro con il senso più fondamentale della realtà, quello del dono e della condivisione. La contemplazione dell’Incarnazione che sant’Ignazio propone nei suoi Esercizi Spirituali [19] ci provoca non soltanto ad assumere la prospettiva di Dio nel guardare la realtà che ci circonda, ma soprattutto a provare la sua stessa compassione verso l’umanità che soffre. Così, immersi in situazioni d’ingiustizia strutturale, ci lasciamo interpellare da quest’umanità sofferente e «senza voce» e accogliamo l’appello a servire la volontà di liberazione del Dio di Gesù Cristo.

Entro questa prospettiva, lavorare a favore e a fianco dei poveri significa fondamentalmente stabilire con loro, nel vivo delle relazioni quotidiane, dei legami di solidarietà , in maniera tale che anche il modo di essere, pensare e agire di chi si mette a loro servizio possa essere ri-orientato da questa prossimità accogliente e sollecita. Infatti, è la vicinanza vitale con i poveri e gli emarginati che permette a chi li affianca di riconoscere e accogliere le loro istanze di giustizia e di speranza e di convogliarle criticamente in concreti e adeguati percorsi di liberazione. In quest’ottica, i poveri e gli emarginati sono avvicinati e accolti come «soggetti» protagonisti del loro cambiamento e non come «oggetti» di assistenza. Inoltre, i poveri sono anche i «maestri» privilegiati della nostra conoscenza di Dio, in quanto la loro fragilità e la loro semplicità smascherano tutte le nostre false sicurezze e pretese di autosufficienza e ci dispongono all’esperienza della compassione di Dio, a riconoscere e ricevere nelle nostre esistenze personali l’amore di un Altro che, con discrezione e immutata fiducia, si prende cura di noi.

 

 

2.1. Un approccio educativo al mondo delle povertà. La sfida del «cambiamento»

Un agire in favore dei soggetti poveri ed emarginati che faccia riferimento alla tradizione spirituale e pedagogica ignaziana si concepisce e orienta in prospettiva educativa, cioè favorendo nella persona accolta la riappropriazione della sua dignità e del suo valore, della sua autonomia e della sua responsabilità e promuovendo una rinnovata progettazione della sua esistenza. Ora, la valorizzazione e la promozione della persona povera possono essere affermate e perseguite nella misura in cui coloro che l’affiancano non solo accettano di lasciarsi interpellare dalla sua condizione e decidono di entrare in relazione con lei, ma soprattutto si rendono disponibili al cambiamento a partire da questa relazione. Affiancare il povero richiede a chi entra in relazione con lui la disponibilità a mettere in discussione il proprio modo abituale di guardare se stessi e gli altri, proprio a partire dalla condizione di disagio e di sofferenza dell’altro che si ha di fronte. La relazione con il povero, infatti, non mette a contatto soltanto con il suo disagio e la sua sofferenza, ma pure con i disagi e le sofferenze personali di coloro che si pongono a suo servizio. In questa relazione, allora, chi offre un aiuto si ritrova non tanto diverso dal povero a cui si rivolge, ma scosso dalle stesse paure esistenziali fondamentali. Di conseguenza, è solamente nella misura in cui chi offre l’aiuto si rende disponibile a farsi carico dei suoi disagi personali e delle sue paure, che potrà aiutare la persona povera ed emarginata a farsi carico delle proprie ferite e sofferenze e aiutarla a riprogettare la propria esistenza non in lotta con se stessa, ma nella riconciliazione con la propria storia.

Nella prospettiva della spiritualità ignaziana, la promozione della dignità della persona povera non si realizza al di fuori di una relazione vitale con lei e richiede a chi offre l’aiuto la disponibilità al cambiamento , sostenuto e monitorato anche da qualificati percorsi formativi (non solo teorici o tecnici) che sappiano aiutarlo a porsi correttamente nei confronti della persona che concretamente accoglie e serve.

 

2.2. La solidarietà con i poveri e l’impegno per il cambiamento culturale e sociale

L’impegno per la liberazione e la promozione del povero comporta l’impegno per il cambiamento delle mentalità dominanti e dell’organizzazione sociale . L’incontro con la persona povera, infatti, sollecita a individuare e a denunciare le cause molteplici che producono, nelle nostre società, esclusione ed emarginazione. In positivo, contro ogni tendenza culturale e sociale alla deresponsabilizzazione nei confronti dei più bisognosi, la solidarietà con i poveri suscita l’impegno a favorire relazioni sociali improntate all’accoglienza e alla promozione della loro dignità.

 

2.3. La solidarietà con i poveri come impegno politico

La promozione della dignità della persona povera trova la sua piena efficacia quando si realizza come bene comune , cioè quando ricerca soluzioni ai disagi dei più svantaggiati che non siano estemporanee e circoscritte, ma strutturate, di lunga durata e a carattere universale, fino a tradursi anche in provvedimenti legislativi. Di conseguenza, da una parte le molteplici azioni di solidarietà devono porsi come critica delle strutture di peccato [20] , cioè di quei modi di convivenza civile che legittimano l’emarginazione, la discriminazione e lo sfruttamento del povero e del diverso. Dall’altra, attraverso tutta una serie di mediazioni legittime e appropriate, la solidarietà con la persona povera deve condurre all’elaborazione di progetti alternativi di strutturazione dei rapporti sociali, che possano essere recepiti nelle legislazioni vigenti e che mirino alla trasformazione delle relazioni sociali istituzionalizzate, per orientarle sempre più nel senso della giustizia e della solidarietà [21] . Più in particolare, impegnarsi per l’affermazione e la promozione dei diritti dei «senza voce» comporta l’impegno a rendere più ampi gli spazi di una partecipazione diretta dei poveri alle decisioni sociali, politiche ed economiche di tutta la collettività e, in tal modo, a restringere sempre più le zone di emarginazione.

 

3.    Il progetto della Federazione

Il progetto di dar vita una Federazione, tra i molteplici e variegati organismi italiani (associazioni, opere, cooperative, fondazioni, gruppi informali) che operano a favore delle fasce più povere ed emarginate della società e che sono collegate in vario modo alla Compagnia di Gesù, nasce dal desiderio  di condividere quel patrimonio di profonda sapienza umana e spirituale che abbiamo ora tracciato e che essi concorrono ad arricchire con il contributo prezioso di quanti quotidianamente operano nella lettura, nell’analisi e nell’intervento sociale ai più vari livelli.

Al di là delle legittime e specifiche differenze organizzative, in tutti questi organismi possiamo riscontrare una comune passione e una comune visione dell’uomo e della società che li spingono a realizzare una rete stabile di collegamento, al fine di favorire un proficuo interscambio di analisi della realtà sociale, di esperienze, di metodi di lavoro sperimentati, di competenze settoriali e formative. Inoltre, nei confronti dei diversi livelli istituzionali (sia civili che religiosi) e, più in generale, dell’opinione pubblica tutta, tale rete potrà favorire una migliore e più qualificata divulgazione d’idee e proposte operative concernenti il mondo delle povertà e dell’esclusione sociale.

Più specificamente, gli organismi federati fanno propria l’affermazione della Congregazione Generale XXXIV della Compagnia di Gesù che così si esprime: «La piena liberazione umana, per il povero e per tutti noi, suppone lo sviluppo di comunità di solidarietà – sia di base e a livello non governativo, sia a livello politico – in cui tutti si possa lavorare insieme per uno sviluppo umano integrale» [22] . Di conseguenza, la scelta qualificante gli organismi federati è quella di volersi come «comunità di solidarietà ». Questo significa essere delle comunità in costante discernimento , cioè in un atteggiamento di ascolto della propria esperienza di incontro coi poveri, condotto alla luce della Parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa [23] , e aperto a tutti quei contributi, provenienti da più parti, che sapranno suscitare e attivare nuovi percorsi di accoglienza e di promozione delle persone più disagiate. Inoltre, in quanto «comunità di solidarietà», gli organismi federati sono chiamati, con umiltà, discrezione e lontani da ogni fanatismo, a porre segni profetici che sappiano significare la bellezza e la possibilità reale di uno stile di vita fatto di accoglienza e di condivisione.

 

4.    Nella speranza nel Dio di Gesù Cristo

«Come Signore risorto, [Gesù Cristo] è presente ora in tutti coloro che soffrono, in tutti coloro che sono oppressi, in tutti coloro le cui vite sono state spezzate dal peccato. Come egli è presente in essi, così anche noi vogliamo essere presenti, in solidarietà e compassione, là dove la famiglia umana è più maltrattata» [24] . Alla fine di questo preambolo, vogliamo sottolineare come il nostro impegno a favore dei poveri sia vissuto nella speranza nel Dio di Gesù Cristo. Infatti, la morte e la risurrezione di Gesù ci manifestano, da una parte la solidarietà piena di Dio con tutte le vittime dell’ingiustizia umana, dall’altra che lo stile di Gesù, la sua prassi di liberazione conducono alla vita e non sono annientati dal male e dalla morte. Questa speranza, che i poveri e la loro vita ci testimoniano, noi vogliamo servire e condividere.



[1] Mt 14, 14.

[2] Cfr, ad esempio, Es 3, 7: «Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo”»

[3] Cfr. Lc 4, 18: «Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi».

[4] Cfr Lc 8, 1.

[5] Cfr Mc 2, 1-12.

[6] Cfr Mc 5, 1-20.

[7] Cfr Mc 2, 15-17.

[8] Cfr Mt 11, 2-6.

[9] Cfr. Mt 9, 36.

[10] Cfr. Lc 6, 20; .

[11] Cfr. Lc 4, 16-21.

[12] Cfr. Gv 14, 26; 19, 30.

[13] Cfr. Mt 25. 31-46.

[14] Cfr . CG 32, d. 4, n. 2.

[15] Cfr Formula Instituti della Compagnia di Gesù, n. 1.

[16] Peter -Hans Kolvenbach SJ, «Lettera sull’Apostolato Sociale», 24 gennaio 2000, n. 4.

[17] Ivi .

[18] Peter-Hans Kolvenbach SJ, «Lettera sull’Apostolato Sociale», 24 gennaio 2000, in Promotio Iustitiae n. 73 (marzo 2000), 19-24; in Aggiornamenti Sociali , 5 (2000) 445-452; in <www.sjweb.info/sjs/pj/pj_show.cfm?TextID=1885>

[19] Cfr EE.SS. nn. 101-109.

[20] Cfr Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis , n. 36.

[21] Cfr Norme complementari alle Costituzioni della Compagnia di Gesù, n. 298.

[22] CG34, d. 3, n. 9.

[23] Octogesima Adveniens , n. 4.

[24] CG34, d. 2, n. 4.


Allegati:
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